Sistema appalti esposto a rischi di collusione e corruzione

Roma - 28 Dicembre 2010

Sistema appalti esposto a rischi di collusione e corruzione

Il sistema degli appalti pubblici in Italia è esposto a rischi di collusione e corruzione oltre amostrare carenze sul piano della progettazione.E questo nonostante le numerose riforme che hanno interessato il settore, volte a migliorare ildisegno delle procedure di aggiudicazione e ad assicurare il rispetto dei principi di pubblicità, ditrasparenza e parità di trattamento dei contraenti privati.Sono queste le patologie e le criticità messe in luce dallo studio di Bankitalia sul tema'L'affidamento dei lavori pubblici in Italia: un'analisi dei meccanismi di selezione del contraenteprivato'. ''Nonostante le numerose riforme che hanno interessato il settore degli appalti pubblici negli ultimi anni, il sistema italiano è caratterizzato - sottolinea l'indagine di Bankitalia - da un'elevataframmentazione ed esposto in misura considerevole ai rischi di collusione, corruzione erinegoziazioni successive con gli aggiudicatari dei contratti. Carenze sono, inoltre, presenti su lpiano della progettazione degli interventi''.Quanto alle cause alla base di queste criticità, queste ''sembrano in parte riconducibili all'attualedisciplina relativa all'affidamento di contratti di appalto di lavori pubblici, che non garantisce ilcorretto funzionamento dei meccanismi di selezione del contraente privato''.

Ma, come emergedall'indagine di Bankitalia, grazie alle indicazioni che giungono dalle letteratura economica e daiconfronti internazionali, è possibile migliorare e ridurre i rischi cui è esposto il sistema degliappalti.Ad esempio, l'eliminazione del ricorso a meccanismi di esclusione automatica delle offerteanomale ridurrebbe i rischi di collusione tra gli offerenti. ''Vi sono evidenze per l'Italia che il ricorsoal formato di gara AB (cioè aste al prezzo più basso con eliminazione automatica delle offerteanomale) presenti un'elevata vulnerabilità al rischio di collusione tra imprese'', evidenza Bankitalia.L'indagine svolta da Palazzo Koch pone l'accento sui benefici che deriverebbero da ''una maggioreattenzione per la progettazione per gli interventi attraverso la centralizzazione di tale attività el'adozione di normativa tecnica di dettaglio per gli appalti più semplici''.A migliorare il sistema degli appalti può contribuire ''un accentramento delle valutazioni di anomaliadelle offerte in capo a stazioni appaltanti di maggiori dimensioni e un innalzamento degli importidelle garanzie fideiussorie prestate dai soggetti aggiudicatari, che ridurrebbero i rischi dirinegoziazioni successive e di mancato completamento dell'opera''.

Come un ''rafforzamento delle misure di contrasto ai fenomeni di corruzione, specieattraverso la riorganizzazione degli organismi di attestazione, un inasprimento dei controlli relativialla sub-contrattazione e una maggiore trasparenza delle informazioni''. L'indagine indica poi indica il percorso di una ''maggiore valorizzazione del criterio selettivo basatosull'offerta economicamente più vantaggiosa'' e di una ''migliore disciplina del dialogo competitivoper gli appalti più complessi, al fine di assicurare in maniera più efficace un contenimento dei costiper la Pubblica Amministrazione che si associ ad adeguati livelli qualitativi dell'opera pubblica''.

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Codice dei contratti pubblici

20/12/2010

Codice dei contratti pubblici In Gazzetta ufficiale il Regolamento di attuazione: entrata in vigore delle sanzioni alle imprese ed alle Soa

In data 10 dicembre 2010 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 288, supplemento ordinario n. 270/L, il Regolamento di attuazione ed esecuzione del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture (di cui al decreto legislativo 163/2006 e s.m.).

Il Regolamento di attuazione del Codice dei contratti approvato con il DPR 207 del 5 ottobre 2010, previsto dall’art. 5 del predetto decreto legislativo 163/2006, si compone di 359 articoli e di 15 allegati (dall’allegato “A” all’allegato “P”).

Il Regolamento entrerà in vigore dopo 180 giorni dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ad esclusione delle disposizioni relative alle sanzioni pecuniarie nei confronti delle SOA (art. 73 del Regolamento) e alle sanzioni alle imprese (art. 74 del Regolamento). Queste ultime disposizioni (artt. 73 e 74), infatti, entreranno in vigore quindici giorni dopo la pubblicazione del Regolamento, ossia il 25 dicembre 2010. Scarica comunicato stampa in versione stampabile.

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Accesso ai cantieri

Il 25 settembre 2010, è entrato in vigore il D.P.R. 2 agosto 2010 n. 150, “Regolamento recante norme relative al rilascio delle informazioni antimafia a seguito degli accessi e accertamenti nei cantieri delle imprese interessate all’esecuzione di lavori pubblici” (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 212 del 10 settembre 2010). Le disposizioni qui contenute, regolamentano i poteri del Prefetto in materia di accesso e di accertamento, presso i cantieri delle imprese impegnate nella realizzazione di appalti pubblici, anche se di importo minimo.

Codice degli Appalti

Una volta che il Prefetto ha consentito l’accesso, “il gruppo interforze”, redige e trasmette una relazione alla stessa autorità prefettizia, che avrà il dovere di verificare eventuali “tentativi di infiltrazioni mafiose”, all’interno della impresa. In particolare, i Gruppi Interforze, che operano in diretto collegamento con investigativa antimafia, sono costituiti:

  1. da un funzionario della Polizia di Stato;
  2. da un ufficiale dell’arma dei Carabinieri;
  3. da un ufficiale della Guardia di Finanza;
  4. da un rappresentante del provveditorato alle opere pubbliche;
  5. da un rappresentante dell’Ispettorato del lavoro;
  6. da un funzionario delle articolazioni periferiche della Direzione investigativa antimafia.

I soggetti interessati sono, eventualmente, inviatati a produrre, in sede di audizione, “ogni informazione ritenuta utile” (art. 5). L’informativa antimafia, di cui all’art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno 1998, n. 252, che dovesse derivarne è comunicata alle amministrazioni interessate, comprese le stazioni appaltanti, ai fini dell’adozione degli ulteriori e conseguenti provvedimenti (art. 4). L’art. 6 del DPR 150/2010, prevede, inoltre, che i dati acquisiti in sede di accesso siano inseriti nel sistema informatico costituito in seno alla Direzione investigativa antimafia. In conclusione, deve affermarsi che tale provvedimento, rispetto a quanto fin’ora previsto, estende il controllo su tutti i tipi di appalti, a prescindere dal loro valore. 

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Limiti alla scelta del criterio di aggiudicazione

La scelta del criterio di aggiudicazione – prezzo più basso o offerta economicamente più vantaggiosa – rientra tra i poteri discrezionali della stazione appaltante che si determina a ciò in base alle caratteristiche dell’appalto, avendo di mira unicamente il rispetto del principio di libera concorrenza e della selezione della migliore offerta (Corte di Giustizia C.E. sent. 7 ottobre causa C- 247/02, Cons. St. Sez. IV, 23.settembre 2008, n.4613, Sez. VI, 3 giugno 2009, n. 3404).

Se dunque i criteri sono astrattamente equiordinati , la scelta deve orientarsi tenendo presente l’unicità e l’automatismo del criterio del prezzo più basso e la pluralità e variabilità dei criteri dell’offerta economicamente più vantaggiosa, quali il prezzo, la qualità, il pregio tecnico, il servizio successivo alla vendita, l’assistenza tecnica, ecc. Ricorda il Consiglio di Stato sez. V con la recente sentenza 3 dicembre 2010 n.8408 che, il criterio così prescelto dall’amministrazione appaltante, può essere oggetto di sindacato solo in caso di manifesta illogicità, inadeguatezza o travisamento.

Ed è manifestamente illogica la scelta del criterio di aggiudicazione del prezzo più basso, quando la lex specialis di gara conferisce rilievo ad aspetti qualitativi variabili dell’offerta, in riferimento al particolare valore tecnologico delle prestazioni, al loro numero, al livello quantitativo e qualitativo dei servizi di formazione del personale e di manutenzione delle apparecchiature. In questi casi, infatti, la pluralità di elementi presi in considerazione si pone in contrasto con la caratteristica unicità del criterio del prezzo più basso, comportando la violazione degli articoli 81 e 82 del d.lgs. n. 163 del 2006. Nel caso di specie, il collegio ha avuto modo di ribadire che la scelta del criterio del prezzo più basso, non può giustificarsi facendo riferimento ad esigenze di contenimento della spesa pubblica; tale motivazione non consente infatti di superare il principio di adeguatezza del criterio di aggiudicazione rispetto alle caratteristiche dell’oggetto dell’appalto sancito dall’art. 81, c. 2 del Codice dei contratti (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 26 febbraio 2010 n. 1154). 

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Crollo del 30% degli appalti pubblici

Roma lì, 10 Novembre 2010

Crollo del 30% degli appalti pubblici

Il rapporto Cresme ha evidenziato una leggera ripresa del mercato immobiliare veneto, mentre la notevole flessione del mercato delle opere pubbliche non mostra segnali di incoraggiamento.

Un fattore di crisi è sicuramente il ritardo dei pagamenti a cui si somma una diminuzione del 30%, rispetto al 2009, delle opere pubbliche da realizzare. Per questi motivi l’Ance ha confermato che il primo dicembre scenderà in piazza per protestare.

Il vicepresidente vicario di Veronafiere ha sottolineato come la Fiera di Verona rappresenti un punto di riferimento del settore, il quale deve riconvertire i propri obiettivi pensati non solo sull’espansione, ma sul rispetto per l’ambiente e l’utilizzo dei materiali diversi come la pietra naturale e il legno.

Nella classifica del numero delle transazioni appaiono tre capoluoghi veneti tra i primi 15: Venezia si inserisce al 10° posto, salendo rispetto al 2009 di due classifiche mentre Padova si posiziona dodicesima. Il presidente di Ance Veneto sottolinea come è forte il rischio di un ridimensionamento del mercato dei lavori pubblici per questo sono basilari dei miglioramenti al Patto di Stabilità, che attualmente vincola le amministrazioni pubbliche.

Nella regione Veneto, scende il mercato tradizionale della sola esecuzione delle opere pubbliche mentre aumenta lo strumento del project financing, anche se non raggiunge i dati della Lombardia.

Il Project Financing, premia il Nordest con una quota pari al 30%, grazie ad alcuni maxi progetti; seguito dalle Isole 27% e dal Centro Italia con il 21%.

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